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CORONAVIRUS | Il virus si chiama Covid-19, ecco perchè

Coronavirus o Covid-19? Guida ai termini usati per descrivere l’emergenza sanitaria. Un po’ di chiarezza sui termini usati per descriver...


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venerdì 28 ottobre 2022

Genova - Mezzo pesante in fiamme sulla A10

Foto da web


Genova – Un mezzo pesante in fiamme ha provocato la temporanea chiusura del tratto dell’autostrada A10 tra Genova Pra’ e Genova Aeroporto, in direzione Genova.

Nessun ferito.

Tutto è successo intorno alle ore 19:00 tra Arenzano e Voltri, in cui si è registrato traffico intenso, è stata riaperta una sola corsia di marcia un’ora dopo il fatto per far defluire il traffico. Poi il tratto è stato chiuso di nuovo. 


Il tratto Genova Pra’- Genova Aeroporto rimarrà  chiuso tutta la notte per rimozione del mezzo, pulizia della piattaforma, rifacimento della pavimentazione, ispezione della galleria fonica e altre verifiche. A renderlo noto è Autostrade per l’Italia.


Sul posto sono intervenute anche le pattuglie della polizia stradale e il personale della Direzione di Genova di Autostrade per l'Italia.


Fonte (Il Secolo XIX)

Arenzano - Galleria Pizzo non chiude più in caso di Allerta Gialla


In caso di allerta gialla, la Statale Aurelia ad Arenzano non dovrà più essere chiusa

Grazie all’avvio dei lavori di messa in sicurezza della parete, entro l’inizio della seconda settimana di novembre l’ordinanza di chiusura di questo tratto in caso di allerta sarà revocata.

Con questo intervento, insieme ad Anas, diamo una prima importante risposta ai cittadini di Arenzano che dal 2016, quando una porzione della collina sopra la strada si era staccata, patiscono un disagio notevole.”  Così scrive su Facebook il presidente della regione Liguria Giovanni Toti dopo un sopralluogo in località Pizzo, nel Comune di Arenzano, con l’assessore alle Infrastrutture Giacomo Giampedrone in occasione dell'avvio dei lavori di messa in sicurezza della parte a monte della statale Aurelia.

Presenti la responsabile Anas Liguria Barbara Di Franco e il sindaco di Arenzano Francesco Silvestrini. L'intervento, un investimento di 2.950.000 euro da parte di Anas, consentirà la messa in sicurezza dei punti più critici attraverso l'installazione di reti armate e barriere paramassi. È inoltre previsto un ulteriore investimento di circa 200 mila euro per la manutenzione delle pareti in località Vesima.


Fonte (Telenord)

domenica 23 ottobre 2022

Genova - In Corso Europa auto si ribalta



GENOVA- Drammatico incidente la scorsa notte in corso Europa all'altezza di via Mosso, a pochi metri dal pronto soccorso del San Martino. 

Un'auto condotta da una cinquantenne dopo essere finita contro un cordolo della fermata del bus si è ribaltata.
La donna alla polizia locale ha raccontato di essere stata vittima di un colpo di sonno.

La conducente è rimasta appesa alle cinture di sicurezza ed i vigili del fuoco del distaccamento Genova Est "Mario Meloncelli” hanno provveduto a tagliare le cinture e far scivolare la persona sulla barella, per il successivo trasporto in ambulanza all'ospedale per accertamenti.
Successivamente è stata dimessa con una prognosi di soli 10 giorni.


Fonte (Primo Canale)


venerdì 21 ottobre 2022

GENOVA PRA' | Partigiana, Festa di Resistenza venerdì 28 ottobre 2022

Palamare Pra'

 Genova Pra'

Al Palamare Pra', nella serata di venerdì 28 ottobre 2022, appuntamento con la decima edizione di Partigiana,  Festa di Resistenza. 


Dalle ore 19.30 ci sarà il dibattito Giovani-Antifascismo, con intervento del presidente Anpi Genova (Massimo Bisca) e la partecipazione di giovani esponenti delle realtà politiche e delle associazioni antifasciste del territorio. 

Meganoidi

     Spazio anche alla musica con Meganoidi, I Malati   Immaginari, Massimo Stona e gli SkyDive




     Non mancano le gustose Focaccette di Crevari e la birra. 


L'evento è organizzato da Anpi - Sezione Genova Pra'.

Fonte (Mentelocale)

GENOVA - FESTIVAL DELLA SCIENZA

Festival della scienza, Genova 20/10/22 al 01/11/22
Attesi 424 scienziati in oltre 300 eventi

Prima giornata di festival della scienza a Genova: fino al 1 novembre, Palazzo Ducale e il Porto Antico, fra le altre location, saranno la cornice di conferenze e laboratori per tutte le fasce d'età.

Il tema scelto quest'anno è Linguaggi, declinato in molti modi diversi. Si parla per esempio della comunicazione scientifica sui social, canale che viene invece molto spesso sommerso dalle fake news, o di come ci parli l'universo per raccontarci la sua storia. E ancora, molto spazio è dedicato ad argomenti di stretta attualità come la siccità, o altri intramontabili come i paradossi.

Il Festival ricorderà e onorerà Piero Angela, maestro della divulgazione scomparso quest'anno, parlando anche di scienza 



Fonte (TGR)

giovedì 20 ottobre 2022

GENOVA - Polacco truffa anziani: "Ho ucciso un bambino per sbaglio, mi servono soldi" | PonenteNews


Genova Marassi, 20 Ottobre 2022 

Le forze dell'ordine hanno arrestato un polacco di 30 anni che aveva compiuto due truffe in pochi giorni ad anziani con la tecnica del falso parente.

 L'uomo contattava gli anziani facendo credere loro di essere un parente o che aveva avuto un incidente stradale in cui era morto un bambino piccolo, o che doveva pagare cure mediche e farmaci molto cari: chiedeva soldi o gioielli.


    Secondo quanto ricostruito dalla speciale task force antitruffa del comando provinciale, in un caso l'anziana era stata contattata al telefono da una donna che si era finta la nipote dicendo che aveva bisogno di soldi perché aveva investito e ucciso un bimbo di tre anni e che per non finire in carcere doveva pagare una cauzione. I soldi o i gioielli l'anziana li doveva consegnare a un "notaio" che sarebbe passato da casa sua.


    Per rendere più credibile la storia, la finta parente passava il telefono a un finto carabiniere o poliziotto. Dopo le numerose telefonate al 112, con richieste di aiuto dalla zona di Marassi, i militari hanno attivato la task force e dopo alcuni minuti hanno notato un polacco, già sospettato di altre truffe, e lo hanno pedinato per ore fino davanti a una palazzina dove all'esterno c'era una anziana che lo attendeva con un involucro.


    Al momento di allontanarsi, l'uomo è stato bloccato: aveva preso dall'anziana raggirata oltre 30 mila Euro in contanti e monili e preziosi per circa 20 mila Euro. le indagini hanno permesso di individuare l'albergo dove il polacco alloggiava: nella camera sono stati trovati 5 orologi di pregio, 3 mila euro in contanti e monili in oro. Dalle indagini è emerso che erano il bottino di un'altra truffa a una donna di 80 anni compiuta domenica scorsa.


(Fonte: ANSA)

giovedì 26 marzo 2020

COVID19 | Ospedale Villa Scassi al collasso, i pazienti vengono lasciati morire

La spaventosa testimonianza di due medici genovesi in primissima linea: "Non ci sono cure per tutti, salviamo solo i più giovani. Non eravamo preparati, questa è una malattia da fantascienza"

Da quanto pubblicato da Genova24.it, i pazienti vengono lasciati morire nei corridoi del pronto soccorso con polmoniti terribili perché non ci sono abbastanza supporti respiratori per tutti. Cadaveri abbandonati sulle barelle senza dignità e lontani dai parenti. Personale sanitario che si ammala e rientra al lavoro senza aver mai eseguito un tampone. E una lunghissima serie di errori di valutazione in partenza che adesso non sono più recuperabili. Non siamo a Codogno e nemmeno in una qualsiasi trincea della Lombardia epicentro del disastro coronavirus. Siamo a Genova, all’ospedale Villa Scassi di Sampierdarena. Dove “se hai più di settant’anni, o sei fortunato e ti riprendi, oppure probabilmente muori”.


A parlare sono due medici, uno del pronto soccorso e uno della rianimazione. Due medici che, per ora, vogliono mantenere l’anonimato per paura di ritorsioni. Hanno gli occhi stanchi e il fiato corto di chi ha visto la guerra a casa propria. Del resto loro la chiamano così, senza tanti giri di parole: guerra. Combattuta senz’armi e senza aver valutato il potere del nemico, che è subdolo ma preciso nella sua letalità. Quello che potete sentire nel video è il messaggio vocale di un terzo medico che descrive la notte in pronto soccorso tra il 22 e il 23 marzo: “Un disastro, la gente muore a fiotti, non abbiamo più niente. Chi non ha speranza lo lasciamo morire”. È un buon punto da cui partire per questo viaggio all’inferno in cui lasceremo parlare solo i nostri testimoni.


Una malattia mai vista prima: in sei ore si passa dalla vita alla morte. “Questo è un paziente fantascientifico che ha un’evoluzione incredibile, che nessuno di noi poteva immaginarsi. Vedi persone che magari giocano col cellulare, e dopo un minuto le intubi. Vedi persone che non stanno così male, ma quando fai un’emogasanalisi – un prelievo che ti dà un’idea della funzionalità respiratoria – hai di fronte valori terrificanti. Ho visto almeno tre persone intubate che poco prima telefonavano a qualcuno. Succede nel giro di sei ore, a volte anche meno, dipende dall’evoluzione della malattia. Questo non è un tipo di paziente che siamo abituati a trattare. È un paziente nuovo, è un tipo di polmonite che non abbiamo mai visto. Può essere paragonata a un’influenza finché va bene. Non tutti finiscono intubati o morti, ma noi in media ne vediamo due gravi ogni giorno. L’unica cosa buona è che ormai è una malattia molto standardizzata. I pazienti sono tutti identici, hanno tutti le stesse anomalie biochimiche, divise in base a fenotipi”.


Scegliere chi curare e chi lasciar morire. “Prima che il Governo desse il giro di vite sulla zona rossa, le riviere erano piene di turisti da tutte le parti. Il giorno dopo è arrivata una fiumana di gente ammalata. È scoppiato il finimondo. Il 20 marzo noi abbiamo terminato la possibilità di fornire standard di cura minimamente accettabili. Si fa quello che si può. Se hai 70 anni e finisci in ospedale, o sei fortunato e sopravvivi, o altrimenti sei destinato a morire. Punto. I farmaci ci sono, ma il supporto ventilatorio per i pazienti non possiamo più garantirlo. Quando le cure normali non funzionano più, secondo i criteri scientificamente validati, dovresti iniziare le terapie non invasive, con le maschere Boussignac che piagano il viso, oppure col casco, che è più confortevole. Ma noi non abbiamo più i flussimetri, le colonnine che servono a dare aria e ossigeno miscelati, in pratica il carburatore dei caschi. In totale ce ne sono una decina in tutto l’ospedale, a spanne.


Come in guerra: si salva solo chi può ancora combattere. “Racconto un episodio: la notte del 22 in pronto soccorso si trova per miracolo un attacco a muro per la maschera. In accordo con l’anestesista lo abbiamo tolto dalle mani di un collega più giovane che lo stava mettendo a un 91enne. Dobbiamo preservare chi ha più chance di sopravvivenza. Ma se la maschera la metti a una donna di 62 anni, questa non risponde alle cure e c’è un solo posto in terapia intensiva con una di 47 anni ancora più grave, allora chi scegli di intubare? Queste non sono linee guida, è buonsenso, è medicina di guerra. La distribuzione delle risorse è quella che faresti in un campo profughi. Le cure intensive vengono riservate a chi ha la riserva biologica per poter affrontare un trauma. È una terapia violenta, puoi anche morire se non hai la stoffa per resistere a queste cure. Ma noi abbiamo abbassato troppo questa soglia, perché non ci sono più posti. Usiamo respiratori normali da sala operatoria per le postazioni di terapia intensiva. Si vive sistematicamente così. In questo modo i pazienti vengono curati troppo tardi. Più tardivo è l’intervento intensivo, più è difficile la loro gestione”.


Gli errori di valutazione prima della catastrofe. “Quando è arrivato il primo caso a Codogno, quello era il momento in cui dovevano chiudere tutto. Capisco che tremassero i polsi a fermare la Lombardia che è il motore d’Italia. Ma fare una zona rossa solo lì è stato da folli. Dovevamo pensare allora a cosa avremmo fatto all’indomani, a organizzare i reparti. Invece è esplosa l’epidemia e per tre giorni è stato il marasma completo. Al pronto soccorso negli stessi locali c’erano tutti senza distinzione, il paziente con l’infarto e quello vicino con la polmonite interstiziale. Poi si sono organizzati i percorsi. A inizio marzo una donna abbastanza giovane, arrivata intorno alle tre del pomeriggio, con valori accettabili, evidenzia polmonite interstiziale bilaterale. Alle dieci di sera il rianimatore scende di corsa e la intuba, allora chiamiamo gli infettivologi e poniamo il problema: facciamo il tampone? Loro rispondono, come sempre in quel periodo: non si può, bisogna rispettare i criteri epidemiologici del ministero. Nello stesso periodo in Emilia Romagna facevano il tampone a tutti i pazienti con polmoniti interstiziali”.


In prima linea, allo sbaraglio. “Le mascherine FFP3 sono finite il 16 marzo, ora abbiamo solo le FFP2. Quando devo fare un tampone metto una visiera e vado in apnea. Al pronto soccorso, da linee guida, si dovrebbero fare 12 ricambi d’aria all’ora, ma noi non abbiamo nemmeno le finestre. Altro che contatto col coronavirus, lì dentro è un brodo di aerosol, in un turno di lavoro te lo prendi di sicuro. Ho fatto trasporti in ambulanza con un camice di tela, sembravo Batman. Quando vedi la gente così hai paura di morire, paura vera e propria allo stato puro. Andiamo avanti grazie alle donazioni dei comitati. Ma perché loro riescono ad acquistare le tute e le protezioni? Perché sono riusciti a trovarle mentre i politici dicono che non ce ne sono? Ci sentiamo presi in giro. E non ce ne frega niente se è un problema di costi”.


Contagiosi senza saperlo. “Il tampone funziona così: se sei un calciatore, la fidanzata di un calciatore o un politico, il tampone te lo fanno e in poche ore hai il risultato da pubblicizzare. Se sei un primario o un membro della direzione sanitaria lo ottieni in un tempo abbastanza celere. Se sei un normale medico o infermiere e ti senti male a casa, ti mandano qualcuno e devi aspettare. Abbiamo colleghi che hanno avuto una polmonite bilaterale documentata a livello radiologico, non hanno mai fatto il tampone e sono tornati a lavorare. Il problema è che, se risultiamo positivi, devono lasciarci a casa. E a quel punto chi va a lavorare? Non c’è più nessuno. Siamo già in pochi. Non tutti i medici poi si prestano a stare in quella mattanza che è il pronto soccorso, ci sono colleghi che non ci hanno mai messo piede”.


La perdita della dignità. “Questi sono pazienti isolati. Il nostro è un castello chiuso. Entri lì dentro e non vedi più un parente. Se muori, muori da solo, sarai cremato e i parenti non potranno assistere. È veramente terribile. Non sono morti, sono sparizioni. Abbiamo telefoni che squillano in continuazione per le chiamate dei parenti che vogliono sapere qualcosa. È pesantissimo anche per noi. Spesso si muore da soli su una barella, nella calca. Ci è capitato di passare davanti ad anziani morti nei corridoi, scomodi, abbandonati. Abbiamo spinto barelle con sopra i morti. Questa è una malattia che cannibalizza gli ospedali e anche le nostre menti. Spesso vai a casa e non te la togli. Ogni volta che sento un’ambulanza mi viene male, mi viene l’ansia, ho attacchi di panico e mi manca il respiro. Che cosa sono secondo voi? Sono tutti pazienti Covid-19 che arrivano, arrivano, arrivano, e vanno tutti da noi in ospedale”.


La denuncia di un sistema da cambiare. “Il malessere di oggi parte da molti decenni fa. Il nostro sistema sanitario nazionale era uno dei migliori al mondo, gratuito e universale per tutti. Quello che sta succedendo ci sta facendo vedere che c’è un cancro nel sistema. Questo è solo il colpo di grazia. Ci siamo sentiti raccontare la favoletta del territorio. La verità è che sono stati tagliati tanti posti letto. Si dovevano tagliare i costi per risparmiare e si è pubblicizzata una ridistribuzione di risorse che non ci sono. Sarebbe stato più onesto dire che il sacrificio dovevamo farlo tutti”.

giovedì 12 marzo 2020

PORTO - Terminal PSA-VTE fermo per sanificazione, non è in atto nessuno sciopero.

Contattati da alcuni portuali e camionisti vogliamo fare chiarezza sull'attuale situazione del terminal di Voltri Pra'.
Non è uno sciopero quello che sta interrompendo le operazioni di carico e scarico merci.

Genova. Si complica la situazione al terminal Vte-Psa di Pra’. La sanificazione di mezzi e locali richiesta dall’rsu ha bloccato da ieri tutte le attività del terminal a partire dalle 14.


In un primo momento sembrava che le attività di carico e scarico potessero riprendere intorno alle 12 di oggi, ma così non è stato. I lavoratori del porto attendono il completamento dell’operazione e la certificazione sanitaria. Una volta terminata la sanificazione per poter accedere ai mezzi operativi il personale deve essere dotato, per legge, di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) che al momento non sono disponibili.


La situazione non si sbloccherà prima di domani in mattinata. Nel frattempo all’ingresso del terminal si sono ammassati centinaia di mezzi pesanti. Gli autisti sono stati riforniti di generi di prima necessità in modo che possano mangiare. Hanno ricevuto panini, acqua e cioccolata fondente e dormiranno la seconda notte a bordo dei loro mezzi.

La situazione di affollamento – nonostante i divieti imposti dal decreto e nonostante il buon senso – stanno creando apprensione, ma la situazione è sotto controllo.

mercoledì 11 marzo 2020

CORONAVIRUS | Il virus si chiama Covid-19, ecco perchè

Coronavirus o Covid-19? Guida ai termini usati per descrivere l’emergenza sanitaria.

Un po’ di chiarezza sui termini usati per descrivere l’emergenza sanitaria che il mondo sta affrontando: che cosa significano le sigle e che cos’è il Sars-Cov-2

Genova - Coronavirus o Covid19? O Covid-19, anche? Sui quotidiani, sui siti d’informazione, in televisione, noi giornalisti li usiamo uno al posto dell’altro, soprattutto per esigenze di spazio, per evitare ripetizioni, per fare capire ai lettori di che cosa si sta parlando.

E però, dal punto di vista scientifico i due termini non sono intercambiabili, quanto piuttosto... conseguenti. Facciamo un po’ di chiarezza.


Coronavirus
È il tipo di virus cui appartiene quello che sta causando l’epidemia che il mondo sta affrontando in questi mesi: si chiama così per la caratteristica forma “a corona” che hanno i virioni (la forma infettiva del virus) quando vengono osservati al microscopio elettronico.

Sars-Cov-2
Scendendo più nel dettaglio, è lo specifico coronavirus che sta causando l’epidemia. È una sigla che in italiano si può spiegare così: “Secondo (2) coronavirus (Cov) in grado di provocare una Sars”. Anche quest’ultima parola è una sigla: sta per “Severe acute respiratory syndrome”, e in italiano si può tradurre con “grave sindrome respiratoria”.

Covid-19
È questo il nome giusto della sindrome (la malattia, in parole semplici) provocata dal coronavirus di cui sopra. Di nuovo, la sigla si può scomporre: “Covi” sta per coronavirus, la lettera “d” sta per l’inglese “disease” (malattia, appunto) e 19 è l’anno in cui si è registrato il primo caso, trovato il 31 dicembre dell’anno scorso nella città cinese di Wuhan.

Quindi, in sintesi: il coronavirus Sars-Cov-2 è il virus che fa ammalare della Covid-19.

GENOVA - Arriva il traghetto GNV La Suprema, diventerà ospedale in 10 giorni

Coronavirus, Gnv punta a trasformare un traghetto in nave ospedale
L’obiettivo è creare un ospedale attrezzato galleggiante al servizio dell’emergenza. Tempi di realizzazione molto brevi, massimo dieci giorni.

Un traghetto trasformato in nave ospedale per far fronte a un'eventuale mancanza di posti letto causata dall'epidemia di Covid-19. Il progetto parte da Genova ed è allo studio su un ferry di Gnv, compagnia che fa capo al gruppo Aponte.


L'obiettivo, come riporta Il Secolo XIX, è trasformare, in tempi brevi, la nave in un ospedale attrezzato galleggiante.

L'idea è nata dai vertici di Gnv, è stata approvata da Gianluigi Aponte, alla guida anche di Msc, e concordata con il sindaco di Genova, Marco Bucci, la protezione civile e il governatore ligure Giovanni Toti; ed è seguita dal Rina, che avrebbe il ruolo di certificatore della nave. I tempi di realizzazione dovrebbero essere molto brevi: da una settimana a 10 giorni.

«La compagnia – fa sapere Gnv – sta lavorando con le istituzioni per affrontare tutti gli aspetti», del progetto, «inclusi i piani operativi».


Le ipotesi per la riconversione sono tre, scrive il quotidiano genovese. La prima riguarda la trasformazione della nave in punto d'appoggio per pazienti non colpiti dal virus, allo scopo di liberare posti letto negli ospedali.

La seconda è la destinazione dell'unità a luogo di quarantena per pazienti positivi al test. La terza è l'utilizzo del traghetto come ospedale per pazienti con coronavirus conclamato.

Il piano si completerebbe con la possibilità di utilizzare una nave da crociera (candidata sarebbe Msc Opera, con 1.071 cabine) per ulteriori necessità.


Le navi Gnv al vaglio per il progetto sono tre: la Suprema e la Superba, gemelle dotate di 567 cabine, con 37 suite e quattro cabine per disabili, e poi la più piccola Splendid, con 473 cabine.

Uno o più di questi traghetti potrebbero essere dirottati dai collegamenti alle isole all'emergenza sanitaria, non solo di supporto a Genova ma anche ad altre città di mare, ad esempio nel Sud.

martedì 10 marzo 2020

Coronavirus, tutti in fila a Principe e Brignole per i controlli della Polizia sull’autocertificazione

Genova. Passeggeri in fila nelle stazioni di Principe e Brignole nonostante il numero di viaggiatori sensibilmente diminuito per i controlli effettuati dalla Polfer dopo l’emanazione del decreto del presidente Conte sulla cosiddetta zona protetta, decreto che vieta di spostarsi tra Comuni senza un’autocertificazione con cui i viaggiatori spiegano la ragione dello spostamento che può essere unicamente per ragioni lavorative, di necessità (come l’assistenza a un parente) o di salute.

L’accesso nelle stazioni è filtrato dalla polizia che fa accedere i viaggiatori rispettando una certa distanza dopo i controlli sul possesso del documento richiesto dal decreto del Governo.

“A me hanno chiesto se lavoro in centro, il documento, l’abbonamento e l’autocertificazione – spiega l’ex consigliere comunale Paolo Gozzi – che io avevo stampato e portato con me, per cui ho fatto presto, ma ho visto altri che ci mettevano più tempo forse proprio a causa della mancata autocertificazione”.

Per chi l’autocertificazione non ce l’ha infatti sono stati predisposti appositi banchi dalla Polfer in cui i cittadini possono compilare il foglio per poi passare il controllo.

Il consiglio quindi è di munirsene precedentemente per accelerare i tempi


Coronavirus, chiusura totale alle 18 per bar, ristoranti, gelaterie e pizzerie d'asporto.

Centri commerciali chiusi nei fine settimana, eccezione per farmacie e punti di vendita alimentari di prima necessità.

Genova. Tutta l’Italia, Liguria compresa, sotto il coprifuoco. “Zona protetta” l’ha chiamata il premier Conte. E così le misure che si applicavano alla Lombardia e ad altre 14 province della cosiddetta zona rossa sono estese da questa mattina a tutto il Paese.

Il decreto introduce un arco orario di apertura consentita a servizi di ristorazione, bar, caffetterie, gelaterie e pizzerie d'asporto dalle ore 6 alle ore 18, sempre che il gestore sia in grado di rispettare “l’obbligo” di assicurare la distanza di sicurezza interpersonale nei locali, con la sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione. È disposta, inoltre, la sospensione degli esami per la patente di guida.


Escluse dal divieto farmacie e parafarmacie. Chiuse palestre e piscine e tutte le manifestazioni sportive.

Chiuse anche spa e centri benessere. I centri commerciali dovranno essere chiusi ma solo nel week end, ad eccezione dei supermercati. Le altre attività commerciali diverse dalla ristorazione e somministrazione di cibi e bevande quali negozi di vestiti, fiorai, casalinghi, potranno rimanere aperte a condizione che riescano a garantire la distanza di un metro fra i clienti.

Chiusi invece i musei, centri culturali e le stazioni sciistiche, i teatri, i cinema. Sospesi anche i concorsi.


Divieto assoluto di assembramento anche all’aperto. La stretta sul Paese sembra derivare da un lato dal numero in crescita di contagi e dall’altro dall’oggettivo mancato senso di responsabilità da parte degli italiani in queste difficili giornate: basti pensare alle folle di giovani che affollavano a Genova i luoghi della movida, alle spiagge affollate che sono state immortalate nella soleggiata domenica della riviera ligure.

lunedì 26 novembre 2018

VOLTRI - Chiusa l'aurelia per Arenzano, parte della carreggiata crollata [In aggiornamento]

Via Rubens (altezza civico 18) a Voltri chiusa per cedimento sede stradale.
Cedimento della sede stradale in via Rubens, chiusa al traffico. È la strada che da Voltri porta ad Arenzano.

La polizia municipale di Genova ha comunicato che via Rubens, la strada Aurelia tra Voltri e Vesima, è stata chiusa all’altezza del civico 18, a Villa Azzurra, a causa di un cedimento strutturale. Già da alcuni giorni, sullo stesso tratto di strada ma più verso levante, era stato istituito un senso unico alternato regolato da un impianto semaforico.

Al momento, vista la pericolosità, la strada è interrotta in entrambe le direzioni. Da valutare il da farsi. Arenzano e Voltri sono collegate solo attraverso l’autostrada.

Autostrada dove, dal primo pomeriggio, si registrano lunghe code a causa di un incidente al bivio tra A10 e A26 (un camion si è intraversato in galleria). Traffico bloccato anche sulla viabilità ordinaria. Sul posto la polizia municipale e i vigili del fuoco.

L'articolo è in aggiornamento

lunedì 17 settembre 2018

PORTI - Arrivate al VTE 21 nuove gru di piazzale elettriche a controllo remoto.

Genova - 30 milioni per ventuno nuovi mezzi da rimpiazzare a quelli diesel: sono stati costruiti da Zpmc.

Genova - Il Terminal Vte ha ricevuto lunedì mattina le nuove gru gommate elettriche. I nuovi modelli sono 21 e sono arrivati via nave, così da poter rimpiazzare le vecchie gru di piazzale diesel. L’elettrificazione del piazzale è un progetto recentemente entrato a regime. Prodotte dalla Zpmc, le gru elettriche entreranno in funzione nel gennaio 2019.


Il Terminal di Voltri prosegue la sua sfida per associare l’efficienza operativa alla sostenibilità ambientale. Un nuovo progetto prevede, infatti, la sostituzione delle vecchie gru di piazzale diesel con nuovi modelli elettrici.

L’elettrificazione del piazzale è un progetto recentemente entrato a regime con i lavori di potenziamento delle cabine elettriche e le prime installazioni di prese APS da 6 kilovolt, che serviranno ad alimentare 21 nuove gru gommate elettriche.


La gru elettrica funziona in modo analogo a un’automobilina filo guidata. La corrente elettrica e il collegamento alla rete informatica del Terminal viaggiano su un cavo che si arrotala e srotola in accordo con i movimenti operativi.

In particolare, il collegamento al TOS, il sistema informatico centrale del Terminal, permetterà, in una seconda fase, un importante sviluppo: la guida da remoto. In questo modo, i gruisti potranno operare le gru direttamente da una sala controllo con un notevole miglioramento delle condizioni di lavoro e dell’efficienza operativa.


I vantaggi di questa operazione sono evidenti non soltanto a livello operativo, ma anche a livello di sostenibilità  ambientale. Sostituendo il diesel con l’elettricità, è prevista una riduzione drastica delle emissioni acustiche e di anidride carbonica, con ripercussioni positive sia per i lavoratori del Terminal che per il territorio circostante.



mercoledì 12 settembre 2018

VOLTRI - Scooter pirata investe pedone e scappa, si cercano testimoni

GENOVA - Ennesimo pirata della strada che causa un incidente con feriti e scappa. E' successo nella mattinata di ieri, martedì 11 settembre, in via Camozzini a Voltri, all'altezza del bar Luigi.


Sono circa le ore 11.00 quando uno scooter con a bordo una sola persona, investe e rovina a terra la signora Carla Bracco, di anni 66 che dopo l'urto rimane sulla strada ferita e dolorante. Lo scooterista, di cui non si hanno notizie in merito a chi sia ne al mezzo che conduceva, si rialza e di tutta fretta recupera il motociclo scappando senza neanche sincerarsi delle condizioni dell'investito.


I primi soccorsi sono stati prestati dai passanti che hanno poi allertato il Numero Unico di Emergenza 112 per far giungere sul posto un'ambulanza.
La Sig.ra Carla, portata al Pronto Soccorso Evangelico di Voltri, ha ricevuto le cure del caso. Per la conseguenza dell'investimento sono 40 i giorni di prognosi per costole incrinate, ferite alla testa, escoriazioni varie e frattura di una clavicola.


La figlia di Carla, con un post su Facebook, chiede aiuto a chiunque abbia assistito all'incidente o che abbia informazioni utili riguardo l'accaduto.

Nel caso qualcuno volesse contattare Laura questo è il suo profilo FB: facebook.com/laura.mantero
Qualsiasi segnalazione può essere inoltrata in modo anonimo anche alla nostra redazione.



domenica 19 agosto 2018

GENOVA - "C'è il video del ponte Morandi che crolla! Condividilo!" Il filmato che ha scosso i social

GENOVA - Sono state 30mila le condivisioni e circa 80mila le visualizzazioni sui social prima che il video venisse rimosso per una seconda volta. Si tratta di un falso creato ad hoc da un certo Giuseppe Giusel Scalas a cui è stato chiuso il profilo Facebook proprio in nottata.

FATE ATTENZIONE - VIDEO FALSO
Nelle ultime ore è stato diffuso un video che immortalerebbe il momento esatto del crollo del viadotto Morandi di Genova.

Alcuni dei fotogrammi del suddetto video sono quelli allegati a questo articolo, abbiamo deciso di non ripubblicare l'intero filmato per evitare ulteriori condivisioni virali.

Fotogrammi del video falso


In molti sono stati tratti in inganno, sono state infatti più di 30mila le condivisioni e circa 80mila le visualizzazioni sui social prima che il video venisse rimosso insieme all'account dell'autore.
Il video, della durata di 1 minuto e 15 secondi, mostrerebbe un filmato trasmesso da un cellulare dove il viadotto Morandi collasserebbe su se stesso in poco meno di tre secondi. Ad un occhio poco attento le immagini, vista anche la mole di condivisioni, ha suscitato negli utenti del web un grande clamore, cosa che purtroppo fa discutere da tempo.

Soffermandosi un po' più a lungo a guardare il filmato, abbiamo notato che le incongruenze sono davvero molte ma che comunque "la ricostruzione" del crollo non è fatta di certo con un lavoro di editing video da 10 minuti ma di almeno qualche ora.


Partiamo dal fatto che non è un filmato "pulito" ma che è un filmato girato da un telefono che inquadra un altro telefono, già in questo caso la qualità video si abbassa di molto probabilmente per non rendere chiare le immagini ed il montaggio grafico fatto.
Come seconda anomalia abbiamo notato che le immagini sembrerebbero ferme, il traffico sopra ed attorno al ponte è immobile, in pratica una foto su cui si è proceduto a creare un movimento, in questo caso il ponte che crolla.
Altro fattore è la mancanza del famoso furgoncino verde della Basko rimasto a pochi metri dal baratro, le immagini in quel punto risultano veramente sgranate ma a noi sembra che del furgone non ce ne sia traccia.


Altro indizio è il crollo vero e proprio della struttura, crolla troppo in fretta rispetto al filmato del dipendente di Ansaldo Energia che mostrava il tratto stradale a levante già crollato ed il pilone accartocciarsi in un secondo momento in tempi relativamente più lunghi.
Troppo in fretta e "troppo ponte", infatti nel video "ricostruito" crollerebbe molto più ponte di quanto effettivamente ha ceduto.
Altro indizio è la nube che si alza subito dopo il crollo che svanisce in pochissimi secondi, sintomo di un artefatto bello e buono.


Ultimo indizio ma è quello più importante è che la situazione attorno al ponte è calma, serena e con un sole che spacca le pietre quando sappiamo invece che era in atto una forte perturbazione che addirittura ha quasi oscurato le telecamere delle Autostrade.

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Questo il post che chiedeva condivisione assoluta:










giovedì 16 agosto 2018

GENOVA: Perchè il ponte Morandi è crollato? Due ingegneri azzardano ipotesi plausibili

Gli esami sulla struttura saranno molto lunghi. Molti esperti escludono che il ponte possa essere crollato per la forte pioggia o per un fulmine ma il maltempo potrebbe aver contribuito.


"Qui c'è da accertarsi del perché è successo e perché in quel momento. Quindi se e quando ci sono state eventualmente le cause scatenanti. Noi ci sentiamo, ma questa non è una certezza matematica, di escludere qualsiasi tipo di accidentalità perché è un'opera umana e stiamo verificando questo insieme alle forze di polizia giudiziaria". Lo ha detto ai cronisti il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi, parlando all'arrivo in prefettura a Genova dopo il sopralluogo effettuato sul luogo della tragedia di Ponte Morandi, sulla quale è stata aperta un'inchiesta per disastro colposo e omicidio colposo plurimo condotta dai pm Francesco Terrile e Walter Cotugno.“


Perché il ponte è crollato?
Non è possibile al momento sapere perché il ponte sia caduto. Tantomeno ci sono certezze, gli esami sulla struttura saranno molto lunghi e complessi. Molti esperti escludono però che il ponte possa essere crollato per la forte pioggia o per un fulmine (quest’ultima è un’ipotesi fatta anche da alcuni dirigenti della società che gestiva il ponte in seguito ad alcune testimonianze). Ora la priorità è accertarsi che non vi sia più nessun corpo tra le macerie.

"Ipotesi cedimento strallo a mare"
Gli stralli per intenderci sono quei cavi che dal pilone in alto scendono verso la sede stradale e che sorreggono la struttura formando una V rovesciata e che in questo caso erano stati affogati nel cemento. Per l'ingegnere De Vita, proprio uno di questi sarebbe ceduto a causa dello stress generato dal traffico (circa 60mila unità giornaliere) e da una "fatica" del ferro che dopo 50 anni si è fatta sentire e che avrebbe fatto cadere l'intera costruzione. Gli stralli affogati nel cemento non erano diagnosticabili e non era possibile conoscerne l'integrità. Sappiamo però che negli anni '90, 23 anni dopo la costruzione del ponte, il primo pilastro di levante era stato consolidato con nuovi stralli a vista per aumentare la robustezza della struttura.

Da quanto riferisce Autostrade per l'Italia a settembre erano previsti lavori importanti di manutenzione nel lato ponente del ponte, forse proprio un'incremento di cavi come sul pilone di levante.


"Ipotesi perdita appoggio campata centrale"
"Un'ipotesi plausibile, visto il filmato della caduta del ponte, è che si sia persa la campata centrale appoggiata da un lato sulla pila 9 e dall'altro sulla pila rimasta in piedi; che abbia perso l'appoggio sulla pila 9 e quindi sia andata giù eccitando dinamicamente la pila". A parlare con l'Adnkronos è Giuseppe Mancini, in pensione da pochi mesi, già Ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso la Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Torino, in teoria e progetto dei ponti.

"La pila -dice Mancini- non era progettata per questa condizione estrema e quindi si è rotta". Ma cosa può aver indotto la perdita di appoggio? "La vibrazione indotta dalla combinazione di vento e pioggia, che si manifesta quando c'è pioggia intensa e vento anche non troppo elevato -spiega il professore- Perché l'acqua che cade forma una specie di torrente che si stacca e va a terra; quando si stacca la massa cambia repentinamente e lo strallo oscilla. Queste oscillazioni possono essere aumentate dal vento. Ciò può aver comportato una variazione di geometria; si muoveva la zona di appoggio delle travi, è uscita dall'appoggio ed è caduta da un lato". Se questo fosse il motivo, si tratterebbe, secondo Mancini, di un difetto di progettazione "perchè a quell'epoca nessuno sapeva cosa fosse il fenomeno, scoperto nel ponte di Rotterdam solo successivamente". E sul fatto che si potesse scoprire il problema, il professore non ha dubbi: "Su un ponte con stralli in calcestruzzo non era possibile vederlo, se fosse stato con stralli in acciaio sarebbe stato diverso, perché sono molto numerosi ed a breve distanza", conclude.






GENOVA: Crollo del Morandi, ancora 37 i dispersi. Destinato a salire il numero delle vittime.

PONTE MORANDI - Destinato a salire il numero delle vittime.


Castellucci: "Stando ai dati della Prefettura ancora 37 dispersi, 37 persone che al momento del crollo, in base alle testimonianze, erano in zona e che risultano al momento irrintracciabili da amici e parenti".

Attualmente il bilancio è di 39 morti, 16 feriti di cui 9 in codice rosso. Tra i deceduti tre minorenni: un bimbo di 8 anni e due adolescenti di 12 e 16 anni, Camilla e Manuele Bellasio; Le persone sfollate a causa del crollo sono invece 558.

Tra i dispersi anche un'intera famiglia di Novara che doveva imbarcarsi per l'Isola d'Elba, papà, mamma e figlia che sul traghetto però non sono mai arrivati.


martedì 19 giugno 2018

PORTO - Sciopero immediato al VTE, camionista aggredisce operatore portuale

VOLTRI - Aggressione in serata ai danni di un carrellista VTE, i sindacati proclamano sciopero immediato fino a domani mattina alle ore 6.00 e richiedono un incontro con i vertici dell'azienda.


Da quanto riferito, sembra che a causa di una mancata precedenza durante una manovra del carrellone, l'autista del camion sia sceso e dopo un breve diverbio a voce quest'ultimo sia salito sul mezzo operativo ed abbia incominciato a malmenare l'operatore portuale con schiaffi, pugni e calci. Immediati i soccorsi della Security del terminal e dell'ambulanza del 118 che una volta giunta sul posto ha medicato l'aggredito e trasportato per precauzione al pronto soccorso S.Carlo di Voltri per contusioni varie e trauma cranico.

lunedì 4 giugno 2018

PRA' - Restano gravi le condizioni della bambina investita ieri dopo la regata

Genova - La serata di festa per la regata delle Repubbliche Marinare si chiude con un grave incidente: una bambina di 7 anni è stata investita da una moto e trasportata in codice rosso al Gaslini di Genova.


Ancora da chiarire le dinamiche: molto probabilmente durante il deflusso dei tanti tifosi e curiosi dal campo di gara la distrazione. Sul posto sono arrivati anche gli agenti della polizia locale che hanno preso i rilievi per capire la responsabilità dell’avvenuto.

La bimba comunque non sarebbe in pericolo di vita. Ferito anche il centauro, trasportato anch’egli al pronto soccorso in codice giallo.